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MAI ARRENDERSI!
Ciao a tutti, mi chiamo Eleonora e da qualche anno conosco la comunità Giovanni Battista. Quest'estate, come l'anno scorso, ho partecipato al campo giovani organizzato dalla comunità. All'inizio non ero molto convinta di partire, varie situazioni in famiglia, a scuola e con gli amici mi avevano portato a tirarmi un po’ indietro. La stessa mattina della partenza il 12 luglio ricevetti una telefonata dai miei compagni che mi comunicarono gravi episodi successi dopo l'esame nella mia classe. Partii così da Calatafimi (TP) verso Vallelunga con un morale veramente basso, l'unica cosa che mi spingeva ancora a fare questo campo era il grande desiderio di rivedere gli amici conosciuti l'anno prima. Con grande gioia potei riabbracciarli quasi tutti la mattina del 14 luglio. Arrivati a Trento, luogo dove si svolgeva il campo, fummo suddivisi in sei casati (gruppi) e io mi ritrovai in un gruppo dove conoscevo solo Giovanna che era partita con me dalla Sicilia, ma già dai primi istanti, quando ci presentavamo, capivo che quella era la miglior squadra che il Signore avesse potuto scegliere per me. In quei giorni abbiamo affrontato delle dinamiche o imprese e, sempre, prima di ognuna di esse ci mettevamo in cerchio e pregavamo Gesù affinché tutto andasse per il meglio. Una in particolare mi è rimasta veramente nel cuore, l'ultima che abbiamo affrontato, la cosiddetta "cordata". Tutti i componenti dovevano compiere il tragitto, senza cadere, camminando su una corda legata a cinque alberi ad un'altezza di circa 1,40 m. Come sempre iniziammo con la preghiera e poi ad uno ad uno cominciavano a salire i miei compagni. Quando arrivò il mio turno volevo scappare, avevo troppa paura, però non potevo deludere i miei amici che mi invitavano a salire sull'albero e m'incoraggiavano dicendomi che avrebbero fatto di tutto per non farmi cadere. Sono quindi salita, ma nel momento in cui mi trovavo in piedi sulla corda le gambe hanno cominciato a tremare e la corda a muoversi, mi sono quindi subito stretta al primo albero, schiacciando il ragazzo che mi aveva aiutato a salire (povero Matteo!), sentivo gli altri che mi incoraggiavano dicendomi che potevo farcela, che mi bastava trovare un po’ l'equilibrio. Guardavo giù e quel metro e mezzo d'altezza mi sembrava un burrone, però ad un certo punto non so che è successo: le gambe si sono fermate, ho aperto gli occhi e tutto mi sembrava semplice, ho sentito dentro di me una forza e un coraggio che mai mi sarei aspettata. Così lasciai l'albero prendendo la mano del mio amico e riposi in lui tutta la mia fiducia, credendo che non mi avrebbe lasciata: i miei piedi si muovevano, camminavano quasi da soli, non ero più io a controllarli e in pochi istanti ritrovai al secondo albero, dove pensai che ce l’avevo fatta, che c'ero riuscita e sentivo i miei amici che mi facevano i complimenti. Sapevo che il resto del tragitto sarebbe stato una passeggiata, perché avevo già vinto la paura. Poi non solo conclusi il percorso senza problemi, ma aiutai anche chi veniva dietro di me, come prima ero stata aiutata dai miei compagni. Gesù mise dentro di me il coraggio di staccarmi quasi subito, fermando le mie gambe, dandomi l'equilibrio necessario affinché riuscissi nell'impresa. Questo per me è stato il momento più bello del campo. Mi sono portata a casa tantissimi doni del Signore: tanti nuovi amici che non dimenticherò mai e che spero di rivedere presto, nuove esperienze, una forza che non sapevo di avere e soprattutto la consapevolezza che non bisogna arrendersi mai di fronte alle difficoltà e che con il Suo aiuto e quello dei nostri amici nessun avversario può batterci e noi potremmo raggiungere da vincitori i nostri obiettivi. Eleonora
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